Luca Prandi è stato per anni tastierista di un gruppo di rock progressivo, H20, col quale ha pubblicato 2 album per l’etichetta Kaliphonia. Negli ultimi 15 anni si è dedicato al pianoforte; si è autoprodotto un album di solo piano nel 2006 e ha partecipato alle 3 edizioni di Pianocity a Milano. Ora, è pronto il suo nuovo progetto, un concept album intitolato Y.

L’idea è di scrivere musica ispirata al filo comune del contatto, sia esso fra esseri umani, o con un elemento naturale. In musica questo viene espresso attraverso la relazione fra il pianoforte e altri strumenti che intervengono sporadicamente e mai più di uno per volta. La matrice è quindi ancora prettamente pianistica. Gli strumenti ospiti intervengono per rappresentare un personaggio o una situazione specifica brano per brano. Il titolo, volutamente nascosto, è semplicemente una congiunzione (in lingua spagnola) la cui forma grafica è sembrata più adatta a rappresentare il contatto, il legame, fra 2 o più cose. Titolo essenziale per indicare un lavoro di Luca Prandi e altri musicisti, per pianoforte e altri strumenti.

Il nostro consiglio è di non procedere alla lettura delle righe successive senza aver dedicato almeno un ascolto all’intero album, immaginando e percependo liberamente il flusso musicale senza condizionamenti letterari e contenutistici

I sette alberi di Jerònimo Melrinho

Lo scrittore e premio Nobel Josè Saramago: “ Sono nipote di un uomo che, presentendo che la morte lo attendeva all’ospedale dove lo stavamo portando, scese nell’orto e andò a dire addio agli alberi che aveva piantato e curato, piangendo e abbracciando ognuno di essi, come se di esseri amati si fosse trattato”
Quell’uomo, il nonno di Saramago, si chiamava Jerònimo Melrinho. Qui la musica si immagina gli ultimi sette abbracci agli ultimi sette alberi prima del suo ultimo viaggio. Sette cerchi musicali ognuno concluso su se stesso. Alcuni più leggeri, alcuni più malinconici, alcuni più sofferti ma tutti conclusi con un accordo in maggiore, pacificante, rafforzato nell’ultimo abbraccio dall’intervento finale della chitarra di Nicola che vuole rappresentare la serena accettazione della fine.
Il brano è una sorte di sipario che si apre lentamente a svelare le molteplici forme di contatto che la vita può riservare e che i brani successivi descriveranno. L’apertura non poteva non parlare del contatto fra l’uomo e la natura.
Provate a abbracciare un albero (senza dover per forza aspettare di essere in punto di morte). Ne trarrete sensazioni benefiche. Chi non lo conosce indaghi su cos’è il movimento denominato hug a tree…

Nella casa di Vosnon

“Stai per compiere 82 anni, sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella elegante e desiderabile” Andrè Gorz, filosofo francese di origini austriache, dedica queste parole alla moglie Dorinè dopo 58 anni di convivenza.
Dorinè è da tempo colpita da una grave malattia degenerativa. Andrè, rivolgendosi a lei, scrive: “spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora. Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro”. Queste parole furono scritte nel Giugno 2006. Quindici mesi dopo, i corpi di Andrè e Dorine furono ritrovati senza vita distesi l’uno in fianco all’altro nella loro ottocentesca villa di campagna a Vosnon, piccolo comune francese di 204 abitanti, situato nella regione della Champagne-Ardenne. Si erano suicidati con un’iniezione letale, tenendosi per mano. Alla porta avevano affisso un semplice biglietto con scritto a mano ‘Avvisez la gendarmerie’
La lettera dell’anno prima si concludeva con queste parole: “Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme”. Parole in cui la forza e la bellezza derivano da quel ‘per assurdo’ che smarca il loro gesto da ipotesi di fuga nell’ultraterreno e lo rende semplicemente una meravigliosa dichiarazione di indissolubilità.
La musica alterna pieni e vuoti tipici di un contatto fra umani e lascia al flauto di Yuri il ruolo di rappresentare la bellezza di Dorine sfiorita eppure eterna e rinnovata agli occhi di Andrè.

San

In giapponese significa 3. Nella cultura mitologica giapponese 3 sono i simboli del potere imperiale: lo specchio, il gioiello e la spada, simboli che Amaterasu, la Dea del Sole, consegna secondo la leggenda al primo imperatore della storia, Ninigi-no-Mikoto.
Non c’è una vera storia a ispirare questo brano. Vuole solo rappresentare la variante ai contatti a 2 del resto dell’album. La descrizione del contatto a 3 e della circolarità che esso spesso crea viene lasciata più alla forma che ai contenuti. Tutta la musica gioca sul numero 3. Ogni giro armonico si basa su strutture che si ripetono 3 volte, il tempo è in 3 quarti, ovviamente è la traccia 3 e ovviamente, a parte il pianoforte, appaiono 3 strumenti: il violino di Stefania, il violoncello di Antonio, la celesta di Clara.

Alfred Russel Wallace

Personaggi storicamente secondari a volte rivestono un ruolo fondamentale nelle vite e nelle scelte di personaggi celebri.
Charles Darwin aveva una madre cattolica e molto credente. Per non turbarla (e anche per una sua maniacale ansia di perfezionismo) era intenzionata a pubblicare la sua atea teoria solamente dopo la di lei morte.
Il 18 Giugno 1858, Charles ricevette una lettera speditagli da Alfred Russel Wallace, un giovane e poco noto biologo il quale gli esponeva il risultato dei suoi recenti studi. Il signor Darwin trasalì perché, seppur con minor precisione scientifica e con qualche approssimazione, si trovò di fronte alla sua stessa teoria sull’evoluzionismo. Fu quella la spinta che lo convinse che era giunto il momento di dare un dispiacere alla madre…
Qui il contatto è fra 2 estranei e il soggetto è lo stimolo a volte casuale e involontario che un contatto crea. La musica è a struttura circolare. L’inizio e la fine sono uguali. Nel mezzo un lungo e ostinato fluire privo di particolari sbalzi emotivi fino all’ingresso del violoncello (la lettera).
Alfred è dedicato a Cid, la prima creatura che ha amato questo brano e colei che mi è stata di grande stimolo nella realizzazione di questo album.

No hay banda

Parte finale di Mulholland Drive, un piccolo teatro, il club Silencio (cercate questa scena splendida!) uno spettacolo surreale, un musicista da solo sul palco allontana la tromba dalla sua bocca e la musica continua. E’ tutta finzione. Rebekah Del Rio canta una versione struggente di Llorando. Nell’apice emotivo del brano crolla a terra e la sua voce ovviamente continua a risuonare. E’ tutta finzione.
Che relazione c’è fra apparenza e realtà? Che confine? Quale contatto? Nel film, questa scena sembrerebbe rappresentare (con Lynch è meglio usare il condizionale) il passaggio dall’una all’altra: il crollo del castello psichico illusorio costruito da Betty. Nella musica, in maniera molto diretta e didascalica, ho immaginato un contatto-conflitto fra 2 estremi: note molto acute, leggere e insistenti (l’apparenza) e note molto gravi (la realtà) che prima appaiono con discrezione quasi a presagire l’inevitabile conclusione e poi irrompono implacabili a spegnere progressivamente il vano resistere delle note acute.

D’Anthes

Georges-Charles De Heeckeren d’Anthès è stato un ufficiale dell’esercito francese. Fu dislocato in Russia nel 1834. Il suo animo arrivista e il suo aspetto piacente lo portarono in breve tempo a diventare un assiduo frequentatore dei salotti dell”alta società di San Pietroburgo. Pare fosse un uomo rozzo e un arrogante seduttore. Perché quindi tale personaggio dovrebbe spingere un musicista a ispirarsi a lui? Georges d’Anthes fu l’assassino di Pushkin, uno dei più grandi poeti russi. I due si conobbero a un ricevimento e soprattutto D’anthes conobbe la moglie di Pushkin, Natalia: bellissima, vanitosa, compiaciuta dei suoi mille corteggiatori. D’anthes sposò la sorella di Natalia solamente, secondo i sospetti dell’epoca, per poter facilmente stare vicino a Natalia.
La gelosia di Pushkin sfociò ben presto in richieste di duello più volte rientrate finché nel gennaio del ’37 i due si sfidarono all’arma bianca. D’anthes colpì mortalmente Puskin il quale spirò dopo giorni di dolorosa agonia.
A differenza di Alfred, qui il contatto del personaggio secondario non crea stimolo, porta morte. La poesia, la vanità, l’arroganza, la bellezza effimera e la bellezza immortale. Questo brano parla di queste cose.
Nella prima parte si alternano due momenti: Il pianoforte a due cadenze, energetico e irruente, descrive l’odio e la rivalità fra i due contendenti fino al duello finale. Gli interventi del clarino di Luca Alberio raccontano i giochi di seduzione e ammiccamento fra Natalia e il bell’ufficiale. Nella seconda parte, dall’ingresso del violoncello in poi, queste squallide vicende umane lasciano progressivamente spazio ad altro. La musica scorre fino alla fine in progressiva attenuazione di pathos. La vita terrena e le umane passioni si spengono. La ripresa finale del violoncello ci svela cosa resta di tutto ciò: la poesia di Pushkin, la sua bellezza, eterna e rasserenante.

Lorenzo y Luna

In un antica leggenda spagnola, Lorenzo (il sole) e Catalina (la luna) si innamorano. Lorenzo vive di giorno, Catalina di notte. Un amore intenso, difficile, fatto di brevi sporadici sguardi a distanza e di ancor più rari momenti di contatto. Presenza e assenza si confondono perché il loro amore è chiaro e certo anche quando sono lontani.
La musica, incurante delle scoperte copernicane di qualche annetto fa, descrive le orbite dei due astri tracciando un lento e ripetitivo incedere. La chitarra: nell’introduzione descrive i pochi momenti di delicato contatto; nel finale gira in 2 quarti con il pianoforte in 3 quarti, disegnando quindi 2 traiettorie diverse che si allontanano e riavvicinano in continuazione.

Gli ombrelli di Satie

Eric Satie, da molti considerato il padre del pianismo melodico-minimalista contemporaneo, era un personaggio alquanto eccentrico. Viveva da solo in un piccolo appartamento che lui chiamava ‘l’armadio’, composto da due stanze di cui una utilizzata e l’altra sempre chiusa a chiave e inibita agli ospiti. Solo alla sua morte venne scoperto il contenuto di tale stanza segreta: centinaia di ombrelli, ognuno diverso dall’altro, che Satie collezionò in vita e non utilizzò mai.
Qui il contatto è fra Eric e il suo nascondiglio segreto, fra un uomo e le sue manie, le sue bizzarrie, il suo animo ludico infantile… scegliete voi.
La musica, all’inizio e alla fine, si immagina l’occhio di Satie mentre ammira compiaciuto la sua collezione. Le piccole differenze cromatiche o di forma degli ombrelli sono descritte da una serie di arpeggi dove lo schema della mano sinistra si ripete sempre identico mentre la destra crea continue piccole variazioni o di metrica o di accento spostando frequentemente la percezione dell’ascoltatore.
Non sapremo mai se Eric si limitasse a un contatto estetico visivo coi suoi ombrelli o li utilizzasse anche. Ma nella pausa centrale, l’arpa di Angela vuole inventarsi un Satie nella sua stanza mentre a occhi chiusi si immagina una passeggiata sotto una leggera pioggia coi suoi ombrelli finalmente utilizzati.
Tutto il brano è suonato a coperchio chiuso e pedale della sordina schiacciato. Solo nel finale il piede si solleva e il coperchio viene aperto a voler raffigurare la postuma apertura della stanza

Entanglement

L’equazione di Dirac è l’equazione d’onda che descrive in modo relativisticamente invariante il moto dei fermioni. Non so cosa siano i fermioni e non ho capito nulla di quello che ho scritto ma questo non è importante. L’equazione è stata formulata nel 1928 da Paul Dirac ed è nota anche come l’equazione della bellezza o l’equazione dell’amore; questo perché il principio su cui si basa afferma che “se due sistemi interagiscono fra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua a influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”
Questo brano descrive un amore apparentemente finito; descrive un contatto apparentemente inesistente. Non per questo la musica sta immaginandocontatti. Vuole invece descrivere la realtà dell’inevitabile indissolubilità di alcuni legami. Vuole parlare di apparente solitudine. E’ per questo che il brano, apparentemente, non ha strumenti ospiti. Il pianoforte sembra essere solo ma se ascoltate bene qualcosa scoverete.
Frugando fra queste righe, invece, la persona a cui questo brano è dedicato potrà trovare il suo nome.

Le rondini di Ujue

Ujue, suggestivo borgo medievale della Navarra, arroccato solitario in cima a un promontorio.
Un tramonto, grande silenzio, tutto immobile tranne, in lontananza, decine di rondini impegnate a disegnare voli.
Null’altro da dire su questo brano. Solo un ritratto di quel momento di apnea rispettosa, in contatto con forme di vita differenti da noi

Theo and Vincent

Di Theo Van Gogh probabilmente nessuno avrebbe mai saputo nulla se non avesse avuto un fratello famoso. Come già in altri brani, anche qui il soggetto è il personaggio secondario, la sua vita interamente dedicata a Vincent nell’amorevole tentativo di gestirne la follia e valorizzarne il talento.
Chi ha avuto occasione di visitare il museo Van Gogh ad Amsterdam o di leggere il fitto carteggio fra i due fratelli avrà sicuramente percepito la dedizione di Theo e la sua vita di sacrificio.
Qui il contatto è amore quando porta al darsi completo a scapito anche di se stessi.
Nella musica, per semplificare, il violino è Vincent, il pianoforte è Theo. Dopo l’introduzione che vuole quasi fare da presentazione ai due personaggi, è un rincorrersi di due momenti di pianoforte che si alternano fra cambi di atmosfera e di tonalità nell’intento di raffigurare le sofferenze e i rari approdi alla quiete di Theo nell’assistere la creatività sofferta del fratello. Questo fino all’intenso ritorno finale del violino che descrive quei rari ma altissimi momenti in cui il genio si concretizza su tele indimenticabili.
La notizia del suicidio di Vincent sconvolse Theo che ebbe un tracollo e morì dopo soli sei mesi. Qui invece la musica vuole immaginare una storia diversa. La coda di pianoforte, leggera e in dissolvenza, descrive una sorta di serenità di Theo e la sua soddisfazione nel veder riconosciuto dai critici e dal pubblico l’enorme talento di Vincent, una sorta di ricompensa al suo amore e alla sua dedizione.

Y (New Release)

Come si intitola questo album? Si scrive ipsilon, si pronuncia i e significa e. Dietro a questo gioco c’è la semplicità di una congiunzione in lingua spagnola. Per un album che parla di contatti forse è il titolo piu adatto.
Dopo tanti duetti con strumenti, non poteva mancare la voce umana. Qui Francesca non rappresenta nessun personaggio, nessuna vicenda; questo brano non racconta nessuna storia, descrive solo il contatto in sé, la sua eventualità, la sua inevitabilità. Contatto con se stessi, con i propri simili, con altre entità. Questo rappresentano il pianoforte, la voce e il violoncello che si sfiorano, si scambiano le stesse linee melodiche come a dare sfumature diverse dello stesso concetto. Poi il pianoforte nel finale sembra restare solo. Sereno? Rassegnato? Speranzoso? Malinconico? Ogni ascoltatore può liberamente interpretare e immedesimarsi. Victor Hugo descrisse la malinconia come la felicità di essere tristi. Ciò che è certo è che l’apparente solitudine finale del sol minore di pianoforte viene interrotta da una rinnovata presenza: una leggera isolata nota di celesta che risolve il brano e forse l’intero album con una terza maggiore. Quest’ ultima nota è per Linda

Luca Prandi

Luca Prandi